…like a bridge over troubled water

https://www.youtube.com/watch?v=IR1nCZBVJNg

Canzone del 1969…la prima che ho studiato…ma come la canta Elisa è pura magia!!!

E tra la stanchezza di uno smonto notte insonne ed il tepore di questa, finalmente, estiva serata…anziché trovare risposte alla mia ricerca di faithfulness mi studio Galimberti e le sue visioni.

Ma è in Simon e Garfunkel che trovo quella che per me è una risposta e quindi mi dico…”fiducia…ne hai sempre avuta…”

Sail on Silver Girl,
Sail on by
Your time has come to shine
All your dreams are on their way

E’ anche una promessa che nei momenti più bui, nei momenti in cui il mare sarà in tempesta…(e di tempeste, nonostante quello che ho potuto pensare, non ne abbiamo ancora attraversate) ci si può impegnare a cercare la leggerezza…e a condividere la fatica oltre che le cose belle…ovviamente!!

Galimberti risponde alle mie attese…almeno con lui posso permettermene!!

Tutti, chi più chi meno, abbiamo esperienza del fatto che l’amore si nutre di novità, di mistero e di pericolo e ha come suoi nemici il tempo, la quotidianità e la familiarità. Nasce dall’idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l’amore in un affetto privo di passione o nell’amarezza della disillusione.
L’amore svanisce perché nulla nel tempo rimane uguale a se stesso, specialmente quando si ha a che fare con le persone che la vita costringe a un inarrestabile cambiamento. Ma non è il cambiamento a degradare l’amore, siamo piuttosto noi a fare di tutto per degradarlo. E ci sono ottime ragioni per cui siamo interessati a questo degrado.

Privo di desiderio, l’amore garantisce tenerezza, intimità, sicurezza, ma non prevede l’avventura, la tensione e il senso del rischio che alimentano la passione. Dal canto suo il desiderio senza amore è stimolante, eccitante, vibrante, ma non ha l’intensità e il senso di un’elevata posta in gioco che rendono profonda la relazione. Non ci è dato, se non per brevi attimi, di fare esperienza nello stesso tempo dell’amore e del desiderio verso la stessa persona. E questo perché l’amore, che nasce sotto il segno della stabilità e dell’eternità, vuole ciò che il desiderio rifiuta.

Come conciliare il bisogno di sicurezza e il desiderio di avventura? Come comporre la lacerazione di queste due istanze così profondamente radicate nel profondo della natura umana? Una strada ci sarebbe, ed è quella di accorgersi e di accettare il cambiamento continuo a cui ogni abitante della casa va soggetto nel corso della sua vita giorno dopo giorno. Un cambiamento che riconfigura la quotidianità, sbilancia la familiarità, infrange le abitudini, rende insolito e nuovo il tempo.
Quanto infatti è conoscibile e prevedibile un’altra persona? Quanto siamo prevedibili e conoscibili noi stessi? Non è che la prevedibilità, la conoscibilità, la quotidianità, la familiarità, l’abitudine sono i prodotti della nostra disattenzione all’altro, o addirittura strumenti che noi usiamo per spegnere la curiosità e la passione, che sono gli ingredienti del desiderio, allo scopo di garantirci la sicurezza? In fondo l’amore senza passione è noioso, ma sicuro.
Quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza? Quanti cambiamenti dell’altro ignoriamo per garantirci un partner prevedibile? L’abitudine uccide il desiderio. E siccome in qualche modo lo sappiamo, non è raro che trasformiamo in abitudini le persone che amiamo, e attraverso questa degenerazione protettiva ci garantiamo la sicurezza della casa, e ci difendiamo dalla vulnerabilità intrinseca dell’amore.
Se ci persuadiamo che l’esperienza umana è per natura mutevole e ciascuno di noi va incontro a un cambiamento continuo, allora diciamo che la sicurezza è una nostra fantasia che cerchiamo di realizzare immobilizzando l’altro in un nostro schema, mentre l’avventura che promuove il desiderio è la realtà. Ma per il timore che l’avventura ci destabilizzi non la ospitiamo in casa, al massimo le concediamo fuori casa il tempo di una notte. Troppo poco per rispondere allo spirito d’avventura, di novità e di cambiamento che caratterizza l’uomo e il suo lacerato modo di amare.

Forse la felicità non sta nella sicurezza…o forse la sicurezza è intesa come sinonimo di felicità secondo gli standard della nostra società che prevedono il superamento di determinate tappe…nella vita…

Sta di fatto che se parafraso un po’ l’analisi di Galimberti se l’uomo è un continuo cambiamento ed è mutevole e se non si ignora questa mutevolezza, ma la si accetta come alterità dell’altro e se di fondo e nonostante c’è il sentimento di amore, allora la sicurezza non è da ricercare…ma è una sorta di avventura quotidiana che nutre la coppia??

Forse voglio leggere questa risposta in quello che scrive Galimberti…ma sostengo la tesi di Bauman…e lo ammiro senza freni quando dice che “l’amore esclusivo” non è quasi mai esente da dolori e problemi – ma la gioia è nello sforzo comune per superarli…e il semplice “vediamo come va” spalanca la strada alla tragedia e all’affrontare ogni screzio come fosse la catastrofe del secolo…

 

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