Racconto di una storia, forse una come tante

Racconto una storia…una come tante…
Parla di due persone, si incontrano, si conoscono, diventano amiche e poi si innamorano…
Tante difficoltà circostanti all’inizio
Poi si aggiunge la voglia di costruire di lei, la paura e l’indecisione di lui…lei forse non lo capiva, lui ed i suoi sogni, lui e le sue difficoltà

E poi mesi di fatica…seguiti dall’unica soluzione possibile, per lui, per ridurre la fatica di entrambi.
Ed ora mi concentro su di lei…
Lei che ci credeva…che si sentiva ancora piccola, forse piccola lo era davvero per affrontare un ambiente fatto, per dirlo alla Montale, di cocci aguzzi di bottiglia…
La fatica di risollevarsi, la fatica di lavorare insieme…la fatica di alzarsi al mattino e aprire gli occhi e dirsi è tutto vero, non c’è più, la fatica di non pensarlo di giorno per poi continuare a sognarlo di notte, la fatica di uscire con altri ragazzi e sentire comunque la sua mancanza, perché come la guardava lui era diverso, come le prendeva la mano era diverso, il suo profumo era diverso…
E poi la lotta contro se stesse per tenerlo fuori dalla propria vita…
E ancora i tira e molla…
E poi la fine estenuante, ma unica salvezza…contro le sue indecisioni e le sue identiche risposte alle identiche domande di lei…
E poi il vuoto.
Il vuoto in cui si prova a dimenticare, si ha fretta di guarire, si pensa solo alle cose brutte, ma vengono fuori anche le cose belle…
E poi ripensare a quella notte quando è andato via, alle lacrime, al divano e ad una mamma che ti promette che sarai felice…
Agli amici che ti fanno vedere le cose più belle della vita e ti stanno sempre vicini…anche con un buongiorno via messaggio!!
E per due mesi di silenzio è salva, lui cambia nazione, lei cambia lavoro. Lei si arrabbia, lo pensa ma ha solo parole brutte per lui, ricorda tutti i diversi modi in cui lui l’ha ferita, poi vengono fuori i ricordi belli ed i gesti belli di lui…e lei ne parla ancora…ed un po’ ne ha vergogna…è finita…ufficialmente da molti mesi ormai…ed è dura non pensarlo…ma in questi mesi di vuoto lei capisce cosa vuole…dalla vita…serenità…e fiducia nel futuro!! Cresce e spera di star bene!!
Lui torna e lei lo sa…empatia…lo sente…
Si incrociano per caso, lei sente la sua voce e si nasconde, lui non la vede…lei è salva…
Lui le scrive un messaggio…lei lo sperava!!
Tre giorni dopo si vedono e lui è felice, lei è spaventata…
Lui la guarda come faceva molti, molti mesi prima
Lui le prende la mano…si raccontano i mesi di silenzio
Fanno l’amore che come sempre è bellissimo, mettendoci sempre tutto, anima, corpo, mente e cuore…
Ma quella volta, c’era qualcos’altro…
Vederlo uscire da quella porta è sempre stato triste e anche quella notte…lui non aveva ben chiaro cosa volesse dalla vita…e lei si tirava fuori dai giochi…non aveva più voglia di quelle risposte…lei la sua l’aveva.
Dopo un mese lui c’è…lui vuole stare con lei, vuole costruire, vuole crescere…
Qualcuno me lo aveva detto molti mesi fa…non ti arrendere…

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Taglio

Passo alcuni secondi a guardare il vuoto, e sono, a volte, i secondi più belli del far niente.
In quei momenti scorrono veloci immagini e pensieri che sono lì, in qualche cassetto semiaperto del mio cervello e, va’ a capire come e perché, emergono alla memoria.
La cosa curiosa è che vorrei vedere il mio volto perso nel nulla…credo sia qualcosa di singolare!
Prima ero lì e stavo guardando un ombra, oggi stranamente c’è il sole, e si proiettano sulle pareri di casa le ombre danzanti delle foglie di castagno che frizzano mosse dal vento.
Da qui sono iniziati i miei voli pindarici…poco coerenti tra loro…sono ritornata alle medie, poi ho riviaggiato in treno la mattina presto verso l’università, e poi son tornata al mare per le vacanze…e poi al sole, alla sabbia e al mio benessere a star lì sdraiata…al sole come una lucertola…com’era bello…
E poi torno al presente e penso a lunedì e al nuovo taglietto che dovranno fare…e alla nuova cicatrice e ai pochi giorni che passerò a casa stilando un plan sulle cose da fare…aspettando di svegliarci insieme e di aver solo buone novelle.
È come dici tu…è proprio uno sfigato, ma anche così, un po’ paura mi fa!
E so che è normale…

la storia della matita

Il bambino guardava la nonna scrivere una lettera.
Ad un certo punto, chiese: “Stai scrivendo una storia su di noi? E’ per caso una storia su di me?”.
La nonna smise di scrivere, sorrise e disse al nipote: “In effetti, sto scrivendo su di te. Tuttavia, più importante delle parole, è la matita che sto usando. Mi piacerebbe che tu fossi come lei, quando sarai grande.”

Il bimbo osservò la matita, incuriosito e non vide niente di speciale.
“Ma è identica a tutte le matite che ho visto in vita mia!”.
“Tutto dipende dal modo in cui guardi le cose. Ci sono 5 qualità in essa che, se tu riuscirai a mantenere, faranno sempre di te un uomo in pace con il mondo.
Prima qualità: tu puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una mano che guida i tuoi passi: questa mano noi la chiamiamo Dio e Lui ti dovrà sempre indirizzare verso la Sua volontà.
Seconda qualità: di quando in quando io devo interrompere ciò che sto scrivendo ed usare il temperino. Questo fa sì che la matita soffra un poco, ma alla fine essa sarà più affilata. Pertanto, sappi sopportare un po’ di dolore, perché ciò ti renderà una persona migliore.
Terza qualità: la matita ci permette sempre d’usare una gomma per cancellare gli sbagli. Capisci che correggere qualcosa che abbiamo fatto non è necessariamente un male, ma qualcosa di fondamentale per mantenerci sulla retta via.
Quarta qualità: ciò che è davvero importante nella matita non è il legno o la forma esteriore, ma la grafite che è all’interno. Dunque fai sempre attenzione a quello che succede dentro di te.
Infine la quinta qualità della matita: lascia sempre un segno. Ugualmente, sappi che tutto ciò che farai nella vita lascerà tracce e cerca d’essere conscio d’ogni singola azione.